DIETA IPOPROTEICA CONTRO L'INSUFFICIENZA RENALE
(AGI) - Roma, 14 mag. - Una dieta ipoproteica puo' ritardare
l'ingresso in dialisi di un anno. Attenzione al fosforo che
utilissimo per denti e ossa e per il buon funzionamento delle
nostre cellule, puo' essere invece molto pericoloso per chi
soffre di insufficienza renale cronica, cosi' come una dieta
troppo ricca di sale, cui si aggiungono fattori di rischio
cardiovascolare quali pressione arteriosa sistolica, fumo di
sigaretta e diabete. Dell'argomento si e' discusso nella
sessione "Metabolismo del fosforo nell'insufficienza renale
cronica" nell'ambito del 23* Congresso Nazionale dell'Andid
l'Associazione Nazionale Dietisti che si chiude oggi a Milano.
Fondamentale e' dunque il ruolo del dietista nella valutazione
delle abitudini alimentari del paziente, del suo stile di vita
e nella costruzione di un piano dietetico personalizzato in
relazione alla situazione clinica (stato di malattia, possibili
complicanze). Quello della dieta e' un punto fondamentale per
la cura delle malattie renali: in Italia oltre 6 milioni di
persone gia' soffrono di una patologia dell'organo, piu' di 50
mila sono i pazienti in dialisi ed oltre il 10% della
popolazione adulta presenta tutte le condizioni per sviluppare
in futuro una malattia renale cronica. Eppure il 60% non sa che
fra le prime cause ci sono proprio malattie note, come il
diabete e l'ipertensione. Fattori spesso sottovalutati o
ignorati anche dalla maggioranza dei dializzati (72%, secondo i
dati resi noti dalla Fondazione Italiana del Rene) eppure
anch'essi controllabili con una corretta dieta. Sono questi
alcuni degli aspetti discussi nella sessione 'Metabolismo del
fosforo nell'insufficienza renale cronica" nell'ambito del
23* Congresso Nazionale dell'Andid l'Associazione Nazionale
Dietisti che si chiude oggi a Milano."Un aiuto importante,
oltre al controllo di diabete e pressione arteriosa, proviene
anche dalla dieta", spiega Anna Laura Fantuzzi, dietista presso
l'Unita' Operativa di Scienza dell'Alimentazione e Dietetica
del Nuovo Ospedale Estense di Modena e coordinatrice e
referente dell'Ambulatorio di Malattie Renali. "Infatti -
continua - nel trattamento, nella cura e nella gestione delle
eventuali complicanze dell'insufficienza renale cronica non e'
sufficiente predisporre una terapia dietetica a basso contenuto
di proteine e sale, occorre anche prevedere e prevenire
l'eccessivo accumulo di fosforo che costituisce un fattore di
rischio importante nella progressione delle malattie renali. In
particolare una dieta ipoproteica svolge una funzione
protettiva contro quella che in letteratura viene definita la
'morte renale', prolungando la stabilizzazione della malattia e
allontanando il momento della dialisi e dell'eventuale
trapianto". "Quando il rene e' danneggiato, come avviene nei
pazienti con insufficienza renale cronica - precisa Vittorio
Andreucci, vicepresidente della Fondazione Italiana del Rene
Onlus - non e' piu' in grado di eliminare il fosforo. In questi
casi e' dunque necessario monitorarne minuziosamente il
quantitativo introdotto con la dieta, specie attraverso latte e
latticini, per contenere le quantita' seriche nei pazienti in
predialisi in valori compresi tra 2,7 e 4,6 mg/dl e nei
pazienti in dialisi tra 3,5 e 5,5 mg/dl. L'iperfosfatemia nel
paziente con insufficienza cronica e' molto pericolosa poiche'
non solo aumenta di molto il rischio cardiovascolare, ma porta
anche allo sviluppo di iperparatiroidismo secondario, ad
alterazioni del metabolismo osseo e all'aumento di calcio e
fosforo. Sono proprio le concentrazione eccessive nel sangue di
questi due ultimi elementi a preoccupare perche' possono
provocare la formazione di piccoli depositi di minerali in vari
organi e tessuti che a loro volta ingenerano calcificazioni a
livello cardiovascolare. E' dunque indispensabile prevenire
questo evento con una dieta adeguata, poiche' anche con la
dialisi non e' possibile eliminare completamente tutto il
fosforo in eccesso". "Inoltre non va sottovalutato il fatto che
una dieta ipoproteica gestita da un dietista con il supporto di
un team motivato - conclude la dr.ssa Fantuzzi - e' in grado di
ritardare l'accesso in dialisi di circa un anno e questo va a
vantaggio sia di una migliore qualita' di vita del paziente,
che non deve essere schiavo di una macchina che aiuti la
funzionalita' renale, che di un notevole risparmio per il
sistema sanitario, nel rispetto della farmaco-economia".