
| giovedì 23 febbraio 2012 h. 6:44 | direttore responsabile: Roberto Iadicicco |
(AGI) - Roma, 27 gen. - Contraccezione, questa sconosciuta.
Nonostante i progressi, una nuova ricerca svela come le donne
siano ancora ignoranti nel settore, soprattutto per quanto
riguarda la pillola anticoncezionale. Non bastano mezzo secolo
di vita e 100 milioni di utilizzatrici: la pillola e il suo
'funzionamento' sono conosciuti solo dal 2% delle donne in
Europa. La ricerca, condotta in Germania, Francia, Gran
Bretagna, Svezia e Romania e pubblicata sulla rivista
Contraception svela che, a prescindere dal livello culturale,
la consapevolezza sulla pillola e' davvero scarsa. E tre
intervistate su 4 vorrebbero ricevere maggiori informazioni. "I
dati spiegano come mai resistano tuttora tanti pregiudizi e
luoghi comuni su questo metodo - afferma il professor Francesco
Primiero dell'Universita' di Roma La Sapienza, protagonista di
un meeting internazionale di approfondimento che si tiene a
Berlino - il timore piu' diffuso e' che la pillola possa essere
dannosa per la salute, mentre numerose evidenze scientifiche
indicano l'esatto contrario. In particolare, un recente
aggiornamento dei dati relativi alla mortalita' tra le oltre
46.000 donne seguite per poco meno di 40 anni in un importante
studio britannico ha dimostrato come, nel lungo termine, quelle
che hanno fatto uso di contraccettivi orali vivano piu' a
lungo. E migliora anche la qualita' di vita: le formulazioni
piu' recenti sono state sviluppate per offrire benefici
aggiuntivi in termini di benessere risolvendo alcuni disturbi
femminili molto diffusi". Tra i piu' frequenti, ci sono le
mestruazioni abbondanti che provocano anemia e, nel 28% dei
casi problemi di concentrazione e affaticabilita', la
sintomatologia premestruale e l'acne, in particolare nelle
adolescenti in cui puo' causare pesanti ripercussioni
psicologiche e sulla capacita' di relazione. "I progestinici di
ultima generazione, come il drospirenone, rispondono meglio a
queste esigenze, con un profilo rischi/benefici a favore dei
benefici, aspetto condiviso anche dai comitati riuniti dall'Fda
a dicembre 2011", aggiunge il Primiero. "Nell'immediato futuro
la ricerca si concentrera' non solo su molecole innovative ma
anche sulle migliori combinazioni e sul periodo di
somministrazione", afferma Andreas Fibig CEO di Bayer, azienda
leader nel campo della contraccezione. Dal 1961, anno in cui e'
ufficialmente diventata disponibile in Europa, la pillola ha
attirato su di se' il dibattito etico e scientifico: le sono
state attribuite innumerevoli virtu' e altrettanti potenziali
pericoli. Di recente e' stato paventato un aumentato rischio di
tromboembolismo venoso con le formulazioni di ultima
generazione. Ma come orientarsi fra i prodotti a disposizione?
"L'unica risposta e' rivolgersi al proprio ginecologo, che
conosce la storia della donna, puo' consigliarla al meglio e
ridimensionarne i timori - spiega Primiero - le differenze tra
le diverse molecole sono minime in termini di rischio assoluto
e del tutto ininfluenti in un'ottica di sanita' pubblica". Fra
gli aspetti piu' considerati vi sono quelli di tipo estetico
come la paura di aumentare di peso. "E' necessaria chiarezza,
poiche' i progressi compiuti nei decenni dalla ricerca
farmaceutica sono notevolissimi - continua Primiero -
soprattutto in termini di riduzione dei dosaggi estrogenici e
di introduzione di nuove molecole progestiniche". Secondo i
piu' recenti dati delle Nazioni Unite nel mondo oggi utilizza
la pillola in media l'8,8% delle donne, in Europa il 21,4%. Fra
i Paesi in cui si usa di piu' vi sono il Portogallo (58,9%), la
Germania (52,6%), l'Algeria (45,9%), il Belgio (44,8%) e la
Francia (41,5%). L'Italia, con il 14,2% (16,2% e' il dato
relativo all'utilizzo della contraccezione ormonale), e' ferma
agli stessi livelli di Tunisia (14,5%), Botswana (14,3%) e Iraq
(14,6%). Negli Stati Uniti la media e' del 16,3%: si tratta di
uno dei Paesi sviluppati con il piu' alto numero di gravidanze
nelle teenager (400.000 nel 2009). Un recente rapporto del
Centers for Disease Control and Prevention ha rilevato che il
50,1% delle ragazze dai 15 ai 19 anni che hanno avuto una
gravidanza indesiderata negli Usa non utilizzava
contraccettivi. -
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