
| giovedì 23 febbraio 2012 h. 6:40 | direttore responsabile: Roberto Iadicicco |
(AGI) - Washington, 25 gen. - Un nuovo metodo di terapia genica
sviluppato dai ricercatori dell'Universita' della Florida ha il
potenziale per trattare una comune forma di cecita' che
colpisce i giovani e gli adulti. La tecnica funziona
sostituendo un gene malfunzionante negli occhi con una copia in
grado di fornire una proteina necessaria per il funzionamento
delle cellule sensibili alla luce negli occhi. I risultati
dello studio sono stati pubblicati negli Atti della National
Academy of Sciences. I ricercatori hanno affrontato una
condizione chiamata retinite pigmentosa 'X-linked', difetto
genetico che viene trasmesso dalle madri ai figli
caratterizzato dalla perdita iniziale della visione periferica
e della visione notturna che avanza alla fine verso una visione
a tunnel e alla cecita'. In alcuni casi la perdita della vista
coincide con la comparsa di zone di colore scuro sulla retina
di solito arancioni. I ricercatori dell'Universita' della
Florida avevano gia' riscontrato un certo successo utilizzando
la terapia genica in studi clinici per invertire quella forma
di cecita' nota come amaurosi congenita di Leber. Ora il nuovo
studio porta un potenziale terapeutico maggiore, trattandosi di
una malattia che colpisce molte piu' persone. La forma di
retinite pigmentosa affrontata nella ricerca e', infatti, la
piu' comune, ed e' causata dalla degenerazione delle cellule
visive. Il team ha clonato una copia funzionante del gene
alterato in un virus che ha fatto da veicolo di trasporto nella
parte interessata dell'occhio. Il processo di clonazione ha
incluso anche l'inserimento di una sorta di 'interruttore'
capace di accendere il gene, una volta a posto, in modo che
potesse iniziare a produrre la proteina necessaria al
funzionamento delle cellule danneggiate. Dop o il successo dei
test di laboratorio, i ricercatori hanno esteso la cura a
quegli animali in cui la retinite pigmentosa 'X-linked'
sopraggiunge naturalmente, riuscendo a sanare i fotorecettori
danneggiati dell'occhio. Lo studio ha lanciato incoraggianti
premesse per la futura terapia genica da effettuare sugli
esseri umani.