TUMORI COLLO UTERO, EFFICACE IL TEST HPV
(AGI) - Roma, 14 mar. - La relazione tra il Papillomavirus
(Hpv) e il tumore del collo dell'utero e' nota da oltre 20
anni: sono piu' di 100 i genotipi di Hpv classificati a oggi,
di cui 13 considerati a alto rischio. In Italia circa il 4-5%
dei risultati del Pap test mostrano alterazioni minimali o di
significato indeterminato definite come 'Ascus' (Atypical
Squamous Cells of Undetermined Significance). Le atipie
citologiche Ascus rappresentano il piu' comune risultato di un
pap test anomalo e necessitano di ulteriori approfondimenti.
L'introduzione del test che identifica il Dna del virus Hpv,
denominato test Hybrid Capture 2 (HC2), nella gestione di tali
atipie citologiche consente di ottenere benefici clinici,
organizzativi ed economici. E' quanto emerge dal recente studio
italiano Pater (Population-based frequency assessment of
HPV-induced lesions in patients with borderline Pap tests in
the Emilia-Romagna Region) pubblicato sulla rivista
internazionale 'Cmro' e condotto dal dipartimento di
Ginecologia e Ostetricia dell'Ospedale Universitario S.Orsola
Malpighi di Bologna.
Il gruppo di ricercatori ha effettuato un'analisi
retrospettiva con test HPV HC2 seguito dalla genotipizzazione,
per valutare le pazienti cui era stato rilevato un Pap test
Ascus tra gennaio 2000 e dicembre 2007. Il test HPV nel gruppo
delle pazienti con CIN3+ e la cui eta' media e' vicina a 40
anni ha dimostrato un'ottima sensibilita' (98,3%) e una buona
specificita' (75,5%). "Il rischio di un carcinoma invasivo
nelle pazienti con citologia Ascus e' assai ridotto, e varia
tra lo 0,1 e lo 0,2%, mentre nel 5-15% e' presente una lesione
preneoplastica di alto grado (CIN2-3)", ha spiegato Silvano
Costa, dipartimento di Ginecologia e Ostetricia del S.
Orsola-Malpighi e autore dello studio. E ha aggiunto: "Elevata
frequenza e bassa predittivita' generano costi umani ed
economici rilevanti (ansia, colposcopie, biopsie, esami di
follow-up), ma gravemente improduttivi in termini di numero di
lesioni preneoplastiche o neoplastiche diagnosticate. In questo
contesto, l'adozione di test 'intermedi' come il test Hpv in
grado di selezionare le pazienti a rischio per lesioni di alto
grado da inviare alla colposcopia, offrirebbe notevoli benefici
clinici, organizzativi ed economici connessi alla considerevole
riduzione dei costi di gestione della citologia borderline". Si
tratterebbe dunque di inviare a colposcopia e eventuale biopsia
mirata solo chi risulta Hpv positivo, cioe' poco piu' del 30%
di tutte le Ascus. In questo modo si otterrebbe uno snellimento
delle procedure diagnostiche e si porrebbe rimedio al
sovraffollamento dei centri di colposcopia. 'Pater' riprende
le fila dello studio americano Alts (ASCUS/LSIL Triage Study)
riconfermando e estendendo tali risultati, e soprattutto
introducendo alcune novita': "Mentre nello studio americano
l'eta' media delle donne sottoposte a indagine era di 26 anni
con positivita' all'Hpv del 56%, nel 'Pater' l'eta' media e' di
38 anni", ha osservato Simona Venturoli, sezione di
Microbiologia del Dipartimento di Ematologia e Scienze
Oncologiche del S. Orsola-Malpighi e co-autrice dello studio,
"le donne coinvolte in Pater fanno parte di una popolazione di
screening, aderente alla realta' non solo italiana ma anche
europea, con una positivita' al test HPV HC2 inferiore al 35%.
Questo ha permesso di evidenziare solo per questa selezionata
percentuale di donne l'esigenza di ulteriori approfondimenti
diagnostici con un evidente risparmio di lavoro e costi non
necessari, conseguenti all'attuale gestione di tutta la
citologia borderline". Il tumore del collo dell'utero e' ancora
oggi una patologia molto rilevante dal punto di vista sanitario
e sociale, e costituisce in Italia la seconda causa di morte
per tumore nelle donne tra i 15 e i 44 anni d'eta'. Ogni anno
si registrano 3.500 nuovi casi, con 1.700 decessi (circa il 50%
delle donne affette).
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