ITALIANI CREANO PRIMA RETINA ARTIFICIALE ORGANICA
(AGI) - Roma, 25 gen. - Una retina artificiale perfettamente
funzionante, compatibile con i tessuti circostanti grazie a
inserimenti di materiale organico. E' quanto messo a punto dal
Dipartimento di Neuroscienze e Neurotecnologie (NBT), il Centro
di Nanoscienze e Tecnologie dell'Istituto Italiano di
Tecnologia, e il Dipartimento di Fisica del Politecnico di
Milano, autori dell'importante scoperta, la cui notizia verra'
data attraverso uno studio pubblicato su Nature Communications,
tra le piu' importanti riviste dedicate alle scoperte nelle
scienze biologiche, chimiche e fisiche. Il lavoro, "A hybrid
bio-organic interface for neuronal photo-activation", e' stato
coordinato dal prof. Guglielmo Lanzani, del Centro di
Nanoscienze e Tecnologie. La premessa che ha guidato il gruppo
e' la ricerca di una soluzione ai problemi legati al
malfunzionamento della retina umana. Questa e' composta da un
insieme di fotorecettori neuronali, chiamati coni e
bastoncelli, capaci di captare i segnali luminosi, trasformarli
in impulsi elettrici che vengono trasportati al cervello
attraverso il nervo ottico. Mancanze, difetti o patologie di
questi fotorecettori portano a conseguenze piu' o meno gravi e
debilitanti, dal daltonismo alla cecita'. Il gruppo di lavoro
e' riuscito a creare una retina artificiale in grado di
sostituire questo tessuto e le sue funzioni. Questa consiste in
un'interfaccia tra le cellule nervose ed un materiale organico
semiconduttore, chiamato rr-P3HT:PCBM, che e' in grado di
captare gli impulsi luminosi convertendoli in corrente
elettrica. In questo modo, la stimolazione luminosa
dell'interfaccia provoca l'attivazione dei neuroni, mimando il
processo a cui sono deputati i fotorecettori presenti nella
retina. Il campo delle bio-nanotecnologie studia la
possibilita' di creare materiali artificiali che possano
sostituire i tessuti umani. Tra le maggiori sfide in questo
campo, cosi' nuovo e multidisciplinare, si trova la capacita'
di rendere il materiale artificiale compatibile sia con i
tessuti collegati ad esso, sia con i tessuti circostanti
l'impianto, limite posto dai materiali inorganici come i
metalli e il silicio. "L'utilizzo di questo materiale organico
semiconduttore e' stato decisivo nel superare diversi problemi
- afferma il prof. Guglielmo Lanzani del CNST - Il fatto di
essere organico lo rende soffice, leggero e flessibile,
garantendo una buona biocompatibilita' ed evitando
complicazioni ai tessuti circostanti. Inoltre, essendo un
polimero semiconduttore, ha la capacita' di trasmettere impulsi
elettronici e ionici senza una grande dispersione di calore,
che potrebbe causare diversi danni al sistema nel suo
complesso"
.