NUOVO TEST PER DIAGNOSI DI DANNO RENALE ACUTO
(AGI) - Washington, 12 nov. - La presenza di alcuni marcatori
nelle urine potrebbe essere un campanello di allarme per il
danno renale acuto (AKI). Ecco perche' secondo un gruppo di
ricercatori del Fred Hutchinson Cancer Research Center di
Seattle un semplice test delle urine potrebbe aiutare a
prevenire i casi di insufficienza renale. Gli scienziati lo
hanno infatti dimostrato in uno studio pubblicato sulla rivista
Journal of the American Society Nephrology (JASN). A differenza
delle lesioni al cuore o al cervello, che mostrano evidenti
segni esteriori, nell'Aki i sintomi fisici non sono in genere
molto visibili. Da anni i ricercatori sono impegnati nella
ricerca di marcatori per il danno renale acuto, con la speranza
che la diagnosi precoce possa portare a una terapia tempestiva
per prevenire l'insufficienza renale. I ricercatori di Seattle
hanno esaminato alcune molecole presenti nelle urine dei
soggetti affetti dall'infezione e che potrebbero quindi servire
da marcatori diagnostici. In particolare, hanno misurato le
potenzialita' diagnostiche del monocita chemiotattico protein-1
(MCP-1), una proteina che svolge un ruolo nel reclutamento
delle cellule immunitarie per siti infetti o feriti del corpo.
Questa proteina e' stata trovata nelle articolazioni delle
persone affette da artrite reumatoide e nelle urine delle
persone affette da lupus. I ricercatori hanno riscontrato
livelli elevati di questa proteina cosi' come il sua mRNA (il
modello per la sintesi proteica) in campioni di urina sia di
topolini che di pazienti umani affetti da AKI. Questo ha
suggerito che il gene che codifica questo mRNA viene attivato
nei pazienti con AKI. Usando una nuova tecnica, nota come
'saggio di immunoprecipitazione della cromatina', gli
scienziati sono stati anche in grado di mostrare i cambiamenti
nelle proteine che possono attivare il gene che produce MCP-1.
E' la prima volta che queste variazioni sono state identificate
in campioni di urina umana. ''Questo e' un nuovo test
diagnostico - ha commentato Richard Zager, che ha coordinato lo
studio - che fornisce informazioni su quali processi inducono
il danno renale acuto. Tuttavia, e' necessario uno studio
prospettico molto piu' grande per capiare la sua utilita'
clinica''.
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