
| sabato 4 febbraio 2012 h. 3:47 | direttore responsabile: Roberto Iadicicco |

(AGI) - Milano, 19 mag. - La febbre da Champions fa male al
cuore Secondo gli specialisti, assistere a una partita di
calcio particolarmente emozionante triplica le probabilita' di
avere un infarto. In vista della finale di Champions tra Inter
e Bayern Monaco, molti tifosi stanno con il fiato sospeso e
allo stadio o davanti alla tv vivranno forti emozioni. I medici
avvertono pero' che esiste una relazione fra tifo e rischio di
infarto: in occasione di una partita importante le probabilita'
di attacco cardiaco aumentano. L'occasione per studiare il
fenomeno sono stati i mondiali di cacio del 2006 in Germania.
Secondo quanto riporta il New England Journal of Medicine, sono
stati analizzati i pazienti ricoverati per infarto negli
ospedali dell'area di Monaco di Baviera dal maggio al luglio
2006 e confrontati con i medesimi periodi del 2003 e del 2005.
Da maggio a luglio 2006 ben 4.279 persone sono state ricoverate
per un attacco di cuore. La sorpresa e' stata che nei giorni in
cui si erano svolte le partite in cui giocava la nazionale
tedesca i casi erano triplicati negli uomini e raddoppiati
nelle donne. La meta' dei pazienti non sapeva neppure di avere
le coronarie malate, e la maggior parte degli infarti si e'
verificata nell'arco di due ore dall'inizio delle partite. I
ricercatori hanno anche rilevato che sono aumentati non solo i
casi di infarto ma anche quelli di angina e di aritmia. E hanno
concluso affermando che assistere a una partita di calcio
particolarmente emozionante raddoppia il rischio di un infarto
del miocardio. Ma rischiamo tutti nello stesso modo? E, se no,
chi rischia di piu'? La dottoressa Lidia Rota Vender,
presidente di Alt - Associazione per la lotta alla Trombosi e
responsabile del Centro Trombosi di Humanitas, ha spiegato che
"uomini e donne sono a rischio nello stesso modo: anzi, le
donne sono a rischio maggiore, perche' hanno sintomi meno
chiari, e la diagnosi puo' essere fatta in ritardo. L'infarto
e' causato da una trombosi coronarica, un coagulo di sangue che
blocca la circolazione del sangue nelle arterie che portano
ossigeno e nutrimento al muscolo cardiaco. Il sintomo piu'
importante e' il dolore: chi lo ha provato lo descrive come una
morsa che attanaglia il petto e toglie il respiro. Non a caso
il paziente che descrive il dolore provato, lo fa allargando la
mano aperte sul petto e lo descrive come un colpo di spada. Non
sempre il dolore si irradia alla spalla, come siamo abituati a
sentire raccontare: a volte si estende anche alla mandibola, o
al dorso, o non si estende per niente, e rimane alla bocca
dello stomaco, come un pugno ricevuto". Ma a chi dobbiamo dare
la colpa dell'infarto? Allo stress? al fumo? al colesterolo? Al
sovrappeso? "A tutti e a nessuno: l'infarto non e' causato da
un killer, ma da una squadra di complici. Il sovrappeso,
soprattutto se il grasso e' presente sul giro vita, lo stress,
il fumo, il diabete, il colesterolo, la pressione alta e l'eta'
sono i componenti della squadra che attacca il nostro cuore.
Non possiamo arrestare gli anni che passano e l'usura con cui
il tempo affligge le nostre coronarie; e nemmeno possiamo
cambiare la predisposizione ereditata dalla nostra famiglia. Ma
se ci guardiamo allo specchio, capiamo da soli da dove dobbiamo
cominciare: controllare e ridurre il peso, normalizzare la
pressione del sangue, evitare il fumo di sigaretta, e quaranta
minuti di attivita' fisica al giorno, di seguito e tutti i
giorni. Un giorno camminando, un giorno in bicicletta o sulla
cyclette, un giorno nuotando e uno, perche' no, ballando".