
| martedì 7 febbraio 2012 h. 7:55 | direttore responsabile: Roberto Iadicicco |
(AGI) - Roma, 20 feb. - Sulla Ru 486 le regioni sono divise tra day hospital e ricovero ordinario. Lo rivela un'inchiesta de 'Il Bisturi' secondo cui alla vigilia dell'arrivo della pillola abortiva, solo 6 Regioni hanno deciso (3 per il ricovero ordinario e 3 per il day hospital) quale via di somministrazione adottare. Le altre aspettano indicazioni da Roma e c'e' qualcuno che ha rimandato la scelta al dopo elezioni di marzo. Una volta che il Poligrafico dello Stato terminera' la stampa delle etichette, contenenti il codice a barra e le altre indicazioni di legge, la ditta francese produttrice della Ru 486 iniziera' a spedire le confezioni in tutta Italia. Questione di qualche settimana al massimo (si parla realisticamente di meta' marzo), hanno confermato dal quartier generale di Parigi della Exelgyn. Secondo i dati raccolti dal quindicinale di politica sanitaria, solo Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Toscana, Trento e Veneto hanno gia' deciso come somministrare la RU 486 alle donne che vorranno effettuare l'aborto farmacologico in alternativa a quello chirurgico. Tutte le altre non hanno ancora preso una decisione. In particolare, Lombardia, Toscana e Veneto hanno deliberato per il ricovero ordinario per tutta la durata dell'interruzione di gravidanza (normalmente tre giorni), mentre Emilia Romagna, Piemonte e P.A. di Trento hanno seguito la via della possibilita' del day hospital, prevedendo appositi protocolli che consentono comunque il monitoraggio costante della donna, anche al di fuori dell'ospedale, per l'arco di tempo necessario all'aborto. Le altre Regioni aspettano indicazioni. Indicazioni che potrebbero prendere la forma di linee guida nazionali, come auspicato dal ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Maurizio Sacconi (che ha mantenuto la delega politica per le questioni etiche) e dal sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella o, come preferito dalle Regioni, di un'intesa in Conferenza Stato Regioni. Su tutto pesera' il parere del Consiglio superiore di sanita', annunciato dal ministro Ferruccio Fazio (anche se la richiesta formale di parere non e' stata ancora inoltrata al neo presidente Enrico Garaci), che tornera' a pronunciarsi sulla RU 486 dopo averlo gia' fatto in occasione della sperimentazione all'ospedale S. Anna di Torino nel 2004-2005. Comunque a oggi nulla e' ancora stato deciso e il quadro che emerge dall'indagine e' quello di una preoccupante confusione, almeno nelle Regioni ancora indecise sul da farsi. In questi ultimi casi, pur essendo state fatte riunioni e tavoli tecnici per raccogliere i pareri degli esperti e sviluppare analisi dei costi, per il momento si e' stabilito di aspettare. E tra le motivazioni figura anche l'esito delle elezioni, "perche' -hanno rilevato alcuni interlocutori- questa decisione non e' solo sanitaria ma anche etica e politica".